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I ROBOT AL POTERE? NEMMENO PER SOGNO

Diegner industry 4.0

“La fabbrica del futuro sarà senza uomini, allo stesso modo in cui gli uffici oggi sono senza carta”. La riflessione è di un top manager tedesco che Industry 4.0 la conosce bene: Bernhard Diegner, Production Engineering at ZVEI Services GmbH.
E un altro tedesco, Bernhard Konzet, amministratore delegato della Blulink di Reggio Emilia che produce software mirati al controllo della qualità e della sicurezza sul lavoro nell’era digitale aggiunge: “Non credo che esista davvero la fabbrica totalmente digitale ‘già pronta’. C’è molta fantascienza in questa materia, troppa. Credo però che siamo “in marcia”. Tante cose che fino a qualche anno fa credevamo impossibili oggi sono opportunità concrete, sono possibili. La tensione nelle aziende aumenta perché ormai tutti capiscono che qualcosa si deve fare”.
Ma cosa?
Prima certamente è necessario aver fatto altri “passi”: introdurre il Lean, ad esempio, per rendere la fabbrica snella eliminando gli sprechi. Prima ancora di renderla “digitale”.
Quindi avremo i “Robot al potere”?
“Nemmeno per sogno, anzi saranno sempre di più i cervelli a far funzionare le aziende, a renderle vincenti”. Su questo concordano decine di analisi su scenario più o meno catastrofici in relazione alla perdita di posti di lavoro che l’automazione industriale 4.0 potrebbe creare.
L’aspetto umano rimane centrale anche nella nuova fabbrica digitale e flessibile, che si caratterizzerà per un flusso di comunicazione interno in tempo reale fra le postazioni di lavoro, tale da consentire la capacità autodiagnostica e il controllo a distanza della produzione, in cui la flessibilità dei sistemi permetterà di personalizzare i prodotti in funzione della domanda, e la catena di produzione sarà ricostruita e simulata in un ambiente virtuale, per testarla, per risolvere i problemi a monte e consentire l’addestramento del personale.
E’ invece vero, verissimo che la formazione tecnica di quadri e dirigenti rimane ancora il punto debole per un avvio veloce di Industria 4.0, la digitalizzazione dei processi industriali, soprattutto nel manifatturiero.
A che punto siamo in Italia?
Se da un lato è vero che il 39% delle aziende sta lavorando concretamente sul tema della digitalizzazione (si parla del doppio rispetto al 2015), è altrettanto vero però che il 23% non si è mai occupato di Industria 4.0.
Di certo è iniziata una fase di investimenti, anche grazie alla manovra Industry 4.0 del Governo che offre vantaggi fiscali notevoli.
I nuovi investimenti sono in arrivo in particolare nel comparto dei macchinari (+13% le commesse interne delle associazioni federate in Federmacchine) e di tutte le attività legate alla loro connessione, controllo e manutenzione.
Anche in questo caso però c’è un “difetto italiano”.
“Non basta comprare automazione perché ci sono gli sgravi fiscali (l’iperammortamento) – spiega Luca Pietranera – serve una Vision, un progetto di crescita prima di avviare la digitalizzazione dell’azienda. E troppi imprenditori questa Vision strategica proprio non l’hanno maturata”.
Con il piano Calenda di incentivi all’industria 4.0, il manifatturiero italiano può davvero fare un salto tecnologico verso la quarta rivoluzione industriale, colmando il gap attuale che vede in media macchine utensili vecchie di 15 anni negli impianti produttivi (secondo Ucimu).
Appare chiaro a molti, ma non a tutti che per comprendere la cosiddetta quarta rivoluzione industriale dobbiamo mettere sotto la lente l’intera impresa. La rivoluzione, quella vera, è fatta da cambiamenti repentini del modo di competere sul mercato. Di conseguenza, per fare la rivoluzione non si parte dalla tecnologia, ma dalla strategia.
A monte e a valle della produzione, infatti, un’azienda che sta facendo investimenti tecnologici (siano essi revamping o installazione di nuovi impianti) è chiamata alla sfida dell’innovazione organizzativa, per mettere a frutto il forte cambiamento imposto da sfide come l’IoT (Internet of Things), l’intelligenza artificiale e quella adattativa delle linee produttive, l’interazione fra i robot antropomorfi e gli operai, l’integrazione con i fornitori, i distributori e i clienti finali.
“L’introduzione delle tecnologie della quarta rivoluzione industriale deve essere al servizio di processi e procedure “ripensati e ripuliti dagli sprechi” attraverso un cambiamento della cultura aziendale che dovrà però avere sempre come riferimento la “valorizzazione e la crescita delle persone”, avverte Matteo Bonfiglioli che vede Industry 4.0 con molti anni di esperienza sul Lean Thinking.
Il guru della Tps: il Sensei (che vuol dire maestro) Satoshi Kuroiwa non si stanca di ripetere che non si può entrare nell’era 4.0 saltando fasi evolutive importanti e che la porta d’ingresso è il Tps (Toyota production system).
Il rischio, in buona sostanza, è interpretare questa quarta rivoluzione industriale solo come digitalizzare, robotizzare ed automatizzare delle imprese, con la possibilità di ripercorrere il fallimento del CIM (Computer Integrated Manufacturing) degli anni ’90.

Satoshi Kuroiwa

2017 positivo per le PMI della meccanica e subfornitura

PMI autiomazione 

Un comparto vitale, che si è lasciato alle spalle la congiuntura negativa e che guarda con fiducia alle prospettive di sviluppo offerte dalla quarta rivoluzione industriale: è questa la fotografia delle imprese italiane della meccanica e subfornitura scattata dall’ultima edizione dell’Osservatorio MECSPE, realizzato da Senaf in occasione di MECSPE, la manifestazione punto di riferimento per il manifatturiero 4.0, che, con oltre 2000 espositori e quasi 50mila visitatori, ha portato alle Fiere di Parma macchine e processi innovativi, capaci di imprimere una concreta trasformazione al manifatturiero italiano, dedicando un intero padiglione alle tecnologie 4.0.
Secondo l’Osservatorio MECSPE per le pmi della meccanica e subfornitura, il 2016 si è chiuso con fatturati in crescita per quasi la metà (48,7%) e una situazione occupazionale positiva: se per il 44% il numero di addetti non è variato, è stato ben il 46,8% ad assumere nuovo personale. Positivi anche i risultati prospettati per il 2017:il 56,6% prevede un incremento del proprio fatturato e una situazione occupazionale stabile (49,8%) se non in crescita (46,2%). Una situazione che soddisfa gli imprenditori, con solo un 5% insoddisfatto e ben sei su dieci (59,9%) ampiamente appagati dall’andamento attuale della propria azienda.

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INVESTIMENTI riparte la nuova Sabatini

nuova sabatini 2016

 

Lo sportello per la presentazione delle domande di accesso ai contributi, a valere sullo strumento agevolativo “Nuova Sabatini” - istituito nel 2013 - concessi dal Ministero dello sviluppo economico a fronte di finanziamenti bancari quinquennali per l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature.

560 milioni di euro, infatti, risultano essere le nuove risorse finanziarie stanziate dal Parlamento con la legge di bilancio 2017 per continuare ad agevolare le piccole e medie imprese che intendono investire in beni strumentali.

L’enorme successo riscosso dallo strumento agevolativo nel mondo imprenditoriale ha determinato sia la proroga di due anni - al 31 dicembre 2018 - per la concessione del contributo del 2,75% annuo sugli investimenti ordinari, sia la possibilità di accedere ad un contributo maggiorato del 30% - quindi al 3,575% annuo - per la realizzazione di investimenti in tecnologie digitali - compresi gli investimenti in big data, cloud computing, banda ultralarga, cybersecurity, robotica avanzata e meccatronica, realtà aumentata, manifattura 4D, Radio frequency identification - e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti.

L’obiettivo è incentivare la manifattura digitale e incrementare l’innovazione e l’efficienza del sistema imprenditoriale anche tramite l’innovazione di processo e/o di prodotto.

In tempi brevi saranno aperti i termini per la presentazione anche delle domande per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti.

La Nuova Sabatini rappresenta uno strumento agevolativo di estremo rilievo per l’ammodernamento e la crescita del sistema produttivo italiano. Ad oggi, infatti, sono oltre 19 mila le domande di agevolazione presentate dalle piccole e medie imprese, per un ammontare di contributo concesso superiore a 360 milioni di euro.

 

 

MENTORING - E' la soluzione "anti confusione"?

Business Mentoring

Team Building, Coaching, Training, Counseling e l’elenco potrebbe continuare a lungo.
Orientarsi per chi deve decidere quali leve attivare per migliorare competenze e competitività complessiva nelle piccole e medie imprese è sempre più difficile.
Troppi “format” e troppe proposte che appaiono spesso simili oppure contraddittorie.
Certamente mai come ora nelle aziende italiane servono processi di miglioramento continuo delle persone ma nella vita quotidiana in azienda, come a volte nella letteratura tecnica sulla gestione delle risorse umane, non è infrequente imbattersi nell’uso dei termini coaching e mentoring come sinonimi di tutoring.
Le differenze ci sono e vedremo in sintesi quali sono e Vi invitiamo fin d’ora a condividere le Vostre esperienze scrivendo nella sezione SCRIVI LA TUA DOMANDA di questo Blog
Oppure direttamente a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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IPERCOMPETITIVITA': come reagire all'Ipercompetizione

richard daveni

12 settembre 2016
Si scrive “Ipercompetizione” e il neologismo l’ha coniato nel 1995 il prof. Richard D’Aveni (un professore americano di Strategic Management presso la Tuck School of Business. Autore di articoli per la Harvard Business Review e la Sloan Management Review ). Nel 2008, l’anno della grande crisi mondiale, qualcun altro ha posizionato l’anno d’inizio dell’era dell’Ipercompetizione spinta (accelerata). Oggi, passato un decennio dall’enunciazione teorica di “Ipercompetizione” oppure, se volete, della necessità per ogni tipo di azienda, locale o globale, grande oppure piccola, di essere IPERCOMPETITIVA nel suo settore specifico visto che lo scenario della fabbrica digitale, l’era Industry 4.0 che ci apprestiamo a vivere su vasta scala, impone secondo molti analisti- strateghi d’impresa scelte radicali. E’ davvero così? Nel 2016, e ancora di più nei prossimi anni, saranno davvero tutte “a rischio di sopravvivenza” le imprese che non sanno essere IPERCOMPETITIVE? Domanda, al momento, senza risposte formali e accreditate.
Ne parlano tutti ma cosa è concretamente necessario per essere-rimanere IPERCOMPETITIVI oppure per diventarlo in pochi lo sanno davvero.

trend2 

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